Ezio Bartocci: Segnalibri. Poeti, scrittori e altri ritratti…

da | Giu 14, 2022

L’artista marchigiano porta nelle stanze della casa museo i suoi Segnalibri con i ritratti di poeti e scrittori dell’Otto e Novecento non soltanto italiani. Materiali che troveranno una magica sintonia con quanto conservato nella casa museo di Cesenatico e in particolare con la “libreria casalinga” di Marino Moretti. Inaugurazione sabato 25 giugno alle ore 18:00.

«Come in una parata silenziosa ma carica di significati», queste opere di piccolo formato, da collocarsi tra le pagine dei libri, sono capaci «di iconizzarne gli autori, smerigliandone l’anima, talvolta, come un identikit. Ci si potrebbe perdere tra questi ritratti e innescare altre imprevedibili storie sdoppiando vite e racconti, aprendo voragini spesse e giravolte, un po’ come aveva fatto Alberto Arbasino nel suo Ritratti e immagini sorta di racconto moltiplicato degli incontri e delle tessiture relazionali avute con intellettuali e scrittori» (Bernucci).
I Segnalibri di Bartocci si dispongono infatti, con la discrezione delle loro minute dimensioni, lungo il percorso all’interno delle stanze, affianco ai libri dell’Otto e Novecento posseduti dal padrone di casa, Moretti. I Ritratti e le opere di maggiori dimensioni padroneggiano invece lo spazio più neutro della Legnaia ammiccando oltre quel giardino che tanti di quegli autori del secolo scorso ha ospitato e rappresentano una mini-antologica coprendo un lungo arco di produzione che va dagli anni Ottanta a oggi e offre anche una luce anche sul tratto evolutivo dell’artista.
La chiave dell’ironia, che subito balza all’occhio, è lo strumento usato da Bartocci per farci scivolare, quasi senza che ce ne si accorga, senza enfasi e senza retorica, nella riflessione. La sua riconosciuta attitudine ludica, del resto, come è stato scritto, «è strumentale all’inventiva e non intacca la dignità dei contenuti, talché, per gioco, di volta in volta affiorano nelle sue opere impegno sociale, ironiche annotazioni di costume, riflessioni esistenziali, desiderio di memoria, intimismo, poesia» (Del Gobbo).
Dimostrando capacità di vivere un rapporto sempre nuovo e prolifico con la tradizione culturale che rappresenta, Casa Moretti a Cesenatico ha saputo in questi anni declinare la sua attività, attorno alla letteratura e all’arte, rinnovando ogni volta la sua proposta, attenta alle esperienze espressive che emergevano in questi campi pur sempre sempre fedele alla fisionomia e mission dettate a suo tempo dal “padrone di casa”.
Luogo di ricerca, ma anche museo vivo e attivo, ogni anno Casa Moretti sa rinnovarsi con originali allestimenti temporanei, ospitando artisti del contemporaneo e opere che sappiano coniugare l’immagine con la parola. L’arte di Ezio Bartocci che espone i suoi Segnalibri e Ritratti ha la forza di questa novità e la sapiente discrezione che si armonizza con gli ambienti di una casa museo di scrittore. Artista di un’altra regione, le prossime Marche, egli ha sentito affine gli spazi del vivere e dello scrivere morettiano anche perché capace di essere ospitale, ugualmente con gli amici scrittori di allora come oggi con gli stessi, “ritratti” dal pennello bartocciano sui segnalibri che contrappuntano un suggestivo percorso accanto alla libreria casalinga dell’autore.

EZIO BARTOCCI (1948) è nato a Cupra Montana, un antico paese collinare delle Marche noto per aver dato i natali a Luigi Bartolini; vive da molti anni a Jesi dove ha lo studio. Scopre il fascino delle terre colorate e i modi di usarle già da bambino frequentando il laboratorio e la bottega di vernici e colori dello zio pittore, cartellonista e ingegnoso artigiano. Già alla metà degli anni Sessanta partecipa con con successo a gare di pittura, espone in collettive e risponde alle prime commesse. Dopo le opere dai colori accesi della fine del ’60 sul tema uomo-macchina, esegue composizioni essenziali ottenute da segni netti e linee spezzate o continue disposte su superfici nere che caratterizzano sia i dipinti che le raccolte di grafica d’arte. Le macchine semplici, 1972; i Monumenti alternativi, 1975; la Battaglia a linea continua, 1976; Il gioco della guerra, 1979 entrano a far parte di varie raccolte non solo nazionali.

Pur continuando a svolgere professionalmente l’attività di pittore e grafico, Bartocci ha scantonato frequentemente in vari settori artistici per promuovere iniziative culturali o per approfondire tecniche d’arte e possibilità d’utilizzo di materiali nuovi o tradizionali.
La voglia di rinnovamento attraverso l’impego sociale e la partecipazione che caratterizzano i movimenti giovanili degli anni 70 lo portano a puntare nella diffusione della grafica d’arte attraverso mostre in varie città d’Italia, ad organizzare molteplici iniziative nella Biblioteca del suo paese, a qualificarsi provocatoriamente Artista condotto (specialista in malattie dalle immagini convincenti e cattivo giusto.)
Esegue in questo periodo i manifesti satirici ispirati alla pubblicità, in parte raccolti nella cartella Al Muro edita da Carucci nel ’77, con un testo di Nicola Ciarletta, e i Contromanifesti pubblicati dall’Astrogallo nel ’76 presentati da Enrico Crispolti, al quale si deve anche l’introduzione di Organicittà: progetti d’intervento urbano, dello stesso periodo edito da Carucci nel 1982. Risale al ’77 anche l’Operazione Eremo, per evidenziare lo sfacelo di un antichissimo monastero al fine di un recupero, iniziativa presentata dopo Cupramontana, alla Biennale di Gubbio del ’79 e nell’ 81 alla Galleria Alzaia di Roma.
Altre testimonianze non trascurabili della poliedricità dell’artista vengono dai suoi molteplici interessi e dalle opere che variano dalle terrecotte alle fusioni in bronzo, al design.

Ai primi anni Ottanta attraverso l’insegnamento al Corso Orafi, Bartocci scopre le potenzialità del settore, ne approfondisce la conoscenza curando il volumetto Oreficeria in Provincia, le mostre Dai banchi degli orefici e Le pietre preziose, disegnando gioielli ed eseguendone alcuni a cera persa.
Affascinato dalle simbologie dei segni, che nei secoli hanno superato le barriere elitarie e geografiche per divenire popolari, incide i segni zodiacali, elabora i tarocchi, e gli scacchi per edizioni d’arte come “La Mirabile Giostra”, l’Asterisco 1995.
Per tutti gli anni Novanta Bartocci alterna alla pittura la grafica editoriale, i manifesti, le illustrazioni, la veste di libri e cataloghi, e le copertine della rivista Prisma.
Con le tele cromaticamente vigorose dell’Inventario per l’Arca mette insieme scenari fantastici con animali immaginari, esotici o in via d’estinzione ed altri identificativi quali coccodrilli Lacoste, cervi Jaghermaister, dromedari Camel…; esempi di un bestiario da stivare prima di qualsiasi altra specie, temendo un prossimo imbarco e una lunga permanenza in alto mare.

Tra la fine del ‘900 e l’inizio del nuovo millennio, il tema centrale della produzione pittorica è essenzialmente Il paesaggio, ossia l’ambiente in senso lato e le sue trasformazioni. La personale Entroterra, Jesi 2005-’06, ha concluso una ricognizione iniziata nel 2003 a Falconara con Odore d’inchiostro e proseguita l’anno successivo ad Urbino con Il labirinto ideale. Tre eventi espositivi collegati tra loro ma diversamente declinati intorno al tema dell’identità tra territorio ed attività umana che caratterizza anche molte opere recenti.
Altri aspetti dell’attività dell’artista sono stati evidenziati da articoli di giornalisti, dalle presentazioni di scrittori e critici e dalle mostre dell’ultimo periodo: Arte litteram – tra segni e parole – allestita ad Arcevia in occasione del Festival Internazionale Artcevia 2012; Manifesti: fogli di strada, Galleria Mirionima dell’Accademia di Macerata, 2015; Ritratti tra le pagine formato segnalibro, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, 2017; Pesci di Carta, Fabriano, Museo della Carta e della Filigrana, 2019 e dal volume di Rosalia Bigliardi La Biblioteca Planettiana della Città di Jesi del 2021.

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EZIO BARTOCCI IL VOLTO DELLE PAROLE
La mostra Segnalibri a Casa Moretti di Cesenatico
di Annamaria Bernucci

Recentemente un noto filologo sottolineava la differenza tra la parola faccia e la parola volto. Mentre la prima è diffusa planetariamente e si dirama nei cellulari come icona, il suo sinonimo nobile è la parola volto, dal latino, parola che svela l’anagrafe interiore della persona o dell’effigiato. Sottende il significato di cambiamento e avvicendamento, il volto perciò ha la possibilità di parlare linguaggi individuali e diversi che sono il vero metronomo dell’anima.
Chi da tempo e con dedizione si è avvicinato ai volti della letteratura e della poesia è stato Ezio Bartocci, marchigiano, classe 1948, artista poliedrico – insieme grafico, sapiente comunicatore e pittore – che ha condotto una eplorazione particolare, permettendoci di immaginare gli scrittori, personaggi che, sì, ci sono noti, e sono noti anche i loro volti dalle fotografie o dalle loro apparizioni pubbliche, ma che attraverso l’elaborazione dell’artista acquistano un tocco di verità più profondo. La loro biografia è espressa dai volti, sintetizzata negli occhi, nelle rughe, nei tic. Viene raccontato sinteticamente il vissuto, in una grammatica dei volti che svela apparentemente il segreto della vita, l’estro imprevedibile, la malinconica riflessività. Ma anche il riverbero della loro narratività, l’indissolubile legame con la loro opera. Tutto ciò è tradotto quasi nell’assolutezza di una poetica, laddove la traccia e il segno lasciato sulla carta dall’artista acquista lo spirito analitico di una percezione concettuale.

Bartocci non vuole rinunciare a dialogare con la carta e i suoi alleati che la rendono di volta in volta diversamente interessante e coinvolgente: caratteri tipografici e testi, segni e tracce colorate. ll dialogo è aperto tra il visibile, cioè l’esperienza di una sua acutezza sintetica, e i colori e i segni, e le tante tecniche miste messe al servizio di una creatività in costante esercizio.Tutto ha inizio da un divertissement e da un principio di utilità: i ritratti sono infatti dei segnalibri da collocarsi tra le pagine dei libri, capaci di iconizzarne gli autori, smerigliandone l’anima, talvolta, come un identikit.
Il formato dei segnalibri, stretto e longitudinale, non toglie nulla alla precisione e alla immediatezza, alla ironia e alla profondità, e Bartocci sa graffiare ed essere leggero. Tutti gli elementi narrativi si concentrano nel perimetro preciso di una intuizione.
Una sintesi visiva che tocca vertici come nel volto di Umberto Eco, ‘riassunto’ fisiognomico del suo incontrovertibile sapere universale. Stessa sintesi che si ritrova nei ritratti di T.S. Eliot o di Primo Levi. A volte sono la linea spezzata e l’impronta ritmica che danno visibilità e rilievo, altre volte è il gioco del movimento, che scandisce primi e secondi piani, mentre il segno diviene descrittivo e si nutre di sfondi allusivi alle opere (Thomas Mann, Jules Verne).
Oppure accade che la scrittura si fa immagine, le lettere alfabetiche si dispongono in forme e si trasformano in ritratti. Una galleria che ha al contempo il potere di fomentare la lettura e l’illusione visiva, l’arguzia e la congiuntura grafico-sintattica.
Bartocci scandaglia l’equilibrio e la proporzione e soprattutto condivide e sparge in ogni lavoro pillole ironiche – l’umorismo sottile è la musica del sapere – non dimentichiamolo. Una lettura visiva in più sensi sorprendente che trova asilo in una mostra aperta sino al 25 settembre 2022 a Casa Moretti a Cesenatico, diretta con fermezza e garbo da una studiosa competente come Manuela Ricci.
Qui in questa casa-museo, divenuta il domicilio del quotidiano viatico letterario e umano dello scrittore, accresciuta di tutte quelle suggestioni capaci di rappresentarne fragilità e solitudine, incontri e relazioni, questa mostra trova dialogo nelle sale, tra i testi prediletti, come i simbolisti francesi, lo studio, l’ alcova segreta e gli affacci carichi di luce e colori sul porto canale. I volti presentati da Bartocci sono pronti a sabotare il tempo, a caricare di valore aggiunto l’immaginario visivo della poesia e della letteratura e a creare, in parallelo, relazioni intangibili con i loro protagonisti, innescando inattese e durature complicità con il lettore.

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