L’armonia di una mela verde.Il cibo nelle nature morte di Lalla Romano

da | Mag 12, 2021

Lalla Romano (1906-2001) prima di diventare scrittrice fu pittrice, formatasi sin da giovanissima tra Torino e Parigi. Appena laureata nel 1928, su proposta di Lionello Venturi, entra nella Scuola di Felice Casorati e già dal 1929 inizia ad esporre nelle mostre organizzate dal Maestro, fino alla «personale» a Palazzo Lascaris di Torino nel 1937 e altre mostre collettive a Cuneo, Napoli e Milano. Dopo la guerra, trasferitasi con la famiglia a Milano, si dedicò totalmente alla scrittura, mettendo da parte il suo “esercizio della pittura” e i suoi quadri. Agli inizi degli anni Novanta fu l’amico e compagno Antonio Ria a convincerla a esporli nuovamente e ritrovare così un rapporto tra i segni del disegno e del colore sulla tela e quello delle parole sui libri, affrontando gli stessi temi familiari di oggetti e di ricordi con il medesimo “stile pulito, asciutto, penetrante, e mai sentimentale”. Antonio Ria, diventato attivo custode della memoria di Lalla Romano, è anche il curatore della mostra “L’armonia di una mela verde” dedicata al cibo nelle Nature morte della scrittrice/pittrice e che ora approda per le festività a Casa Moretti di Cesenatico, spazio domestico anch’esso votato alla memoria di uno scrittore particolarmente consono all’arte e ai libri.

Lalla Romano, nata a Demonte nel cuneese, dal 1924, frequentando l’Università di Torino, vive a contatto con il fecondo ambiente culturale torinese, dedicandosi all’arte visiva e alla scrittura. Nel 1941 pubblica con Frassinelli il suo libro di poesie Fiore. Ed è del 1944 la pubblicazione per Einaudi della traduzione dei Tre racconti di Flaubert, eseguita su invito di Cesare Pavese, che lei conosce fin dagli anni universitari. Traduzione fondamentale che segna il passaggio alla narrativa: «La traduzione di questa prosa straordinaria ed essenziale – ha dichiarato – mi consentì la straordinaria scoperta che la prosa può essere altrettanto rigorosa della poesia, che prosa e poesia, anzi, sono la stessa cosa. Dovevo a Flaubert il mio passaggio dalla pittura alla narrativa. Un cuore semplice per me era stato decisivo, la fine del pregiudizio che nutrivo verso il romanzo». Nel 1951 pubblica con Einaudi Le metamorfosi nella collana «I gettoni» di Vittorini. Si rivela quindi al grande pubblico con Maria, Tetto Murato e poi con La penombra che abbiamo attraversato, pubblicato nel 1964; col romanzo Le parole tra noi leggere vince il Premio Strega nel 1969. Seguiranno negli anni – fra gli altri e tutti con Einaudi – Una giovinezza inventata, L’ospite, Nei mari estremi fino a Diario ultimo, scritto da quasi cieca e pubblicato postumo nel 2006.
La sua pittura è come la sua scrittura: quotidiana, fatta di piccoli oggetti. Ricorda Morandi, De Pisis, Rosai, ma con una atmosfera che è del tutto personale e originale. Le Nature morte esposte in mostra, e il cibo che vi è raffigurato – mele, melograni, pane, insieme con oggetti di cucina quali brocche, bottiglie, bicchieri – sono i soggetti più frequentati da Lalla Romano, interessata a raccontare i rapporti visivi tra le cose, analogamente a quanto faceva nei suoi libri con i rapporti familiari, e dando vita così, come nota il critico Maurizio Calvesi, ad una pittura che diventa in realtà «scrittura visiva».
La mostra è provvista di un catalogo curato da Antonio Ria e pubblicato dall’Associazione Amici di Lalla Romano, acquistabile in mostra.
Nel catalogo L’armonia di una mela verde viene anche presentata un’ampia raccolta di testi letterari sul medesimo argomento, per un confronto fra pittura e scrittura nell’espressività artistica di Lalla Romano.
Ha scritto infatti Carlo Ossola: «Contemplare riuniti i segni di composizione di Lalla Romano obbliga a un più profondo impegno di poetica. Poesia e prosa nella reciproca movenza, disegno e colore dipinto, forme che includono e pure sospingono all’ascolto “nella stanza accanto” (Giovane è il tempo). Decentra e concentra: l’arte di Lalla Romano obbliga a uno spaesamento che fa riconoscere chi si ponga, con lei, in cammino».
Così Martina Corgnati: «Colei che esplora la natura morta fino a farne un campo di applicazione e dedizione esclusiva, una specie di diario per immagini intime, è la pittrice e scrittrice Lalla Romano. Ecco il cibo, l’oggetto, non osservato, però, come tale, ma come un passaggio possibile in armonia, la conclusione di un accordo, un pretesto di relazione fra valori formali e valori cromatici, fra spazio e volume, vuoto e pieno, luce e ombra. I suoi dipinti, le mele del ’30 oppure le uova e la carne di alcuni anni più tardi (fra l’altro vale la pena di sottolineare come Lalla Romano sia fra le primissime a rappresentare questo elemento così opaco simbolicamente e poco “femminile”) sono tra le sostanze meno “alimentari” che si possa immaginare, oggetti ad alta densità pittorica, dove emergono, di volta in volta, ricordi di Cézanne, del suo maestro Casorati, dei fauve. Da mangiare, insomma, non c’è niente, da guardare tantissimo».
«Delicata pittrice di nature morte – aggiunge nella prefazione al catalogo Gianluigi Colin –, di morbide composizioni di frutta, di vasi, pomodori, limoni. Toni, segni, colori semplici. Mutando il titolo del libro con cui vinse lo Strega nel 1969, ecco tutti i suoi colori, tra noi leggeri».

La mostra di Casa Moretti è organizzata in collaborazione con l’“Associazione Amici di Lalla Romano” e il “Centro Studi Lalla Romano-Fondazione”, diretto dal professor Renzo Cremante, e rimarrà aperta fino al 10 gennaio, col seguente orario: sabato, domenica e festivi, dalle 15.30 alle 18.30, compresi Natale e Capodanno, con apertura quotidiana dal 24 dicembre al 6 gennaio.
L’inaugurazione avrà luogo domenica 29 novembre, alle ore 15.00 alla presenza del curatore. Catalogo in mostra, edito dall’Associazione Amici di Lalla Romano, Milano (euro 15).

Info: www.casamoretti.it – casamoretti@cesenatico.it
Associazione Amici di Lalla Romano: antonioria@libero.it

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