Marino Moretti

Ritratto di scrittore col lapis

Nella letteratura italiana c’è uno scrittore che affermò “io non ho nulla da dire” e pubblicò più di settanta libri. Scrisse poesie “col lapis” – per dire che potevano anche essere cancellate – ma sono rimaste nella memoria di generazioni di lettori. Ebbe il marchio di “crepuscolare”, ma la sua malinconia fece spesso rima con ironia. Fu l’esempio dell’uomo mite e riservato, ma aveva “molte unghie nascoste nel suo velluto”. Non si legò mai a una donna, ma seppe fare ritratti perfetti dell’anima femminile. Si chiamava Marino, ma le barche le guardò solo dalla finestra della sua casa sul porto canale. Fu l’emblema della letteratura domestica e romagnola, ma era spesso a Parigi, a Bruges, in Olanda. E nel suo giardino, la sua tartaruga maschio portava il nome di Cunegonda…

Si chiamava Marino Moretti, era nato e morì a Cesenatico, e la sua vita attraversò il Novecento. Questa era la sua casa, che decise lui stesso di far diventare un museo, un archivio, una biblioteca, ma continuando a restare una casa, dove fare incontrare libri e persone.

 

Vita e opere

Marino Moretti nasce a Cesenatico il 18 luglio 1885: le sue origini familiari sono narrate ne Il romanzo della mamma (1924). Iniziati gli studi classici a Ravenna, li interruppe nel 1901 per frequentare a Firenze la scuola di recitazione diretta da Luigi Rasi, dove conobbe Aldo Palazzeschi, divenuto fraterno amico: il racconto di quegli anni è in Via Laura (1931).

Ben presto interruppe anche la scuola di Firenze per dedicarsi interamente alla letteratura: fra 1902 e 1903 escono le prime raccolte di novelle e poesie, e nel 1905 i versi di Fraternità. In questi primi volumi, e soprattutto in Poesie scritte col lapis (1910), Poesie di tutti i giorni (1911), Il giardino dei frutti (1915), si avverte l’impronta del Pascoli e già quel tono “crepuscolare” che si ritroverà anche nella sua narrativa.

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Dalla prima raccolta di racconti, I lestofanti (1909), ai romanzi – i più noti sono La voce di Dio (1920), I puri di cuore (1923), Il trono dei poveri (1928), L’Andreana (1938), La vedova Fioravanti (1941), Il fiocco verde (1948) – Moretti descrive vicende ambientate in un mondo provinciale popolato da personaggi spenti e rinunciatari, rese in uno stile dimesso, ma attraversato da lampi di personale umorismo.

Moretti collaborò anche con vari giornali e riviste, tra cui “La Riviera Ligure”, dove divenne amico dei fratelli Novaro; nel 1914 diresse “La Grande Illustrazione” di Pescara. Nel 1916 pubblicò a puntate sul “Giornale d’Italia” il suo primo romanzo, Il sole del sabato. Dal 1923, viene chiamato al “Il Corriere della Sera”.

Dopo il periodo della poesia crepuscolare e delle novelle e romanzi post-naturalisti, Moretti inaugurò la sua stagione più felice con il linguaggio ironico de I grilli di Pazzo Pazzi (1951), cui seguirà La camera degli sposi (1958). Nel 1952 ricevette il Premio dell’Accademia dei Lincei per la Letteratura, nel 1955 il Premio Napoli e il Premio Viareggio per il volume Tutte le novelle, pubblicato da Mondadori.

Marino ritornò inaspettatamente alla poesia nell’ultima parte della sua vita, con le raccolte L’ultima estate (1969), Tre anni e un giorno (1971), Le poverazze (1973), Diario senza le date (1974). Morì a Cesenatico il 6 luglio 1979.

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