EZIO BARTOCCI IL VOLTO DELLE PAROLE

da | Set 25, 2022

Recentemente un noto filologo sottolineava la differenza tra la parola faccia e la parola volto. Mentre la prima è diffusa planetariamente e si dirama nei cellulari come icona, il suo sinonimo nobile è la parola volto, dal latino, parola che svela l’anagrafe interiore della persona o dell’effigiato. Sottende il significato di cambiamento e avvicendamento, il volto perciò ha la possibilità di parlare linguaggi individuali e diversi che sono il vero metronomo dell’anima.

Chi da tempo e con dedizione si è avvicinato ai volti della letteratura e della poesia è stato Ezio Bartocci, marchigiano, classe 1948, artista poliedrico – insieme grafico, sapiente comunicatore e pittore – che ha condotto una esplorazione particolare, permettendoci di immaginare gli scrittori, personaggi che, sì, ci sono noti, e sono noti anche i loro volti dalle fotografie o dalle loro apparizioni pubbliche, ma che attraverso l’elaborazione dell’artista acquistano un tocco di verità più profondo. La loro biografia è espressa dai volti, sintetizzata negli occhi, nelle rughe, nei tic. Viene raccontato sinteticamente il vissuto, in una grammatica dei volti che svela apparentemente il segreto della vita, l’estro imprevedibile, la malinconica riflessività. Ma anche il riverbero della loro narratività, l’indissolubile legame con la loro opera. Tutto ciò è tradotto quasi nell’assolutezza di una poetica, laddove la traccia e il segno lasciato sulla carta dall’artista acquista lo spirito analitico di una percezione concettuale.

Bartocci non vuole rinunciare a dialogare con la carta e i suoi alleati che la rendono di volta in volta diversamente interessante e coinvolgente: caratteri tipografici e testi, segni e tracce colorate. ll dialogo è aperto tra il visibile, cioè l’esperienza di una sua acutezza sintetica, e i colori e i segni, e le tante tecniche miste messe al servizio di una creatività in costante esercizio. Tutto ha inizio da un divertissement e da un principio di utilità: i ritratti sono infatti dei segnalibri da collocarsi tra le pagine dei libri, capaci di iconizzarne gli autori, smerigliandone l’anima, talvolta, come un identikit.

Il formato dei segnalibri, stretto e longitudinale, non toglie nulla alla precisione e alla immediatezza, alla ironia e alla profondità, e Bartocci sa graffiare ed essere leggero. Tutti gli elementi narrativi si concentrano nel perimetro preciso di una intuizione.

Una sintesi visiva che tocca vertici come nel volto di Umberto Eco, ‘riassunto’ fisiognomico del suo incontrovertibile sapere universale. Stessa sintesi che si ritrova nei ritratti di T.S. Eliot o di Primo Levi. A volte sono la linea spezzata e l’impronta ritmica che danno visibilità e rilievo, altre volte è il gioco del movimento, che scandisce primi e secondi piani, mentre il segno diviene descrittivo e si nutre di sfondi allusivi alle opere (Thomas Mann, Jules Verne).

Oppure accade che la scrittura si fa immagine, le lettere alfabetiche si dispongono in forme e si trasformano in ritratti. Una galleria che ha al contempo il potere di fomentare la lettura e l’illusione visiva, l’arguzia e la congiuntura grafico-sintattica.

Bartocci scandaglia l’equilibrio e la proporzione e soprattutto condivide e sparge in ogni lavoro pillole ironiche – l‘umorismo sottile è la musica del sapere – non dimentichiamolo. Una lettura visiva in più sensi sorprendente che trova asilo in una mostra aperta dal 25 giugno al 25 settembre 2022 a Casa Moretti a Cesenatico.

Qui in questa casa-museo, divenuta il domicilio del quotidiano viatico letterario e umano dello scrittore, accresciuta di tutte quelle suggestioni capaci di rappresentarne fragilità e solitudine, incontri e relazioni, questa mostra trova dialogo nelle sale, tra i testi prediletti, come i simbolisti francesi, lo studio, l’ alcova segreta e gli affacci carichi di luce e colori sul porto canale. I volti presentati da Bartocci sono pronti a sabotare il tempo, a caricare di valore aggiunto l’immaginario visivo della poesia e della letteratura e a creare, in parallelo, relazioni intangibili con i loro protagonisti, innescando inattese e durature complicità con il lettore.

© Annamaria Bernucci (Musei di Rimini)

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